Dopo aver lasciato andare qualcosa, non succede il vuoto.
Succede il movimento.
Non sempre evidente.
Non sempre deciso.
Ma c’è.
In questi giorni mi sono ritrovata tra due libri di Alessandro Benetton: Traiettoria e Mai fermi. Li ho letti in momenti diversi, ma dentro di me hanno iniziato a dialogare.
Il primo parla di direzione.
Il secondo di movimento.
Ma sotto sotto parlano della stessa cosa: la possibilità di costruire mentre cammini.
Per molto tempo ho pensato che la traiettoria fosse la linea che ti fa arrivare prima al traguardo. Quella più dritta, più efficiente, più intelligente.
Poi cresci.
E ti accorgi che la linea più breve non è sempre quella giusta.
A volte è quella che ti fa arrivare prima, sì.
Ma non necessariamente quella che ti assomiglia.
La traiettoria, forse, non è la linea più veloce.
È quella che prende forma mentre ti muovi.
E qui entra Mai fermi.
Perché puoi avere tutte le direzioni del mondo in testa, ma se resti immobile non succede niente. La chiarezza non arriva sempre prima dell’azione. A volte arriva dopo.
Mentre scrivevo queste righe mi è tornata in mente una frase di Polly, nel mio monologo:
“E voi penserete, belle parole ma allora come la facciamo sta rivoluzione?
Boh!!!
Non lo so! Cioè non so come faremo, non so tutto e non posso darvi garanzie di nessun tipo.
So solo due cose:
la seconda è che bisogna muoversi per capire dove andare, non si può stare fermi.
Come col navigatore no?!
Col navigatore se stai fermo lui dice dove sei certo ma mica la capisce la direzione, appena ti muovi Tac! E capisce da che parte andare.”
Ogni volta che la pronuncio sul palco mi rendo conto che è una verità semplicissima.
Se stai ferma, il navigatore sa dove sei.
Ma non sa dove stai andando.
Appena ti muovi, qualcosa si allinea.
Un passo.
Poi un altro.
Poi un piccolo aggiustamento.
Non è epico.
Non è spettacolare.
È quotidiano.
Mi ha colpito questa idea: non è l’errore a definire il percorso, ma la capacità di ricalcolare. E ricalcolare non significa ricominciare da zero. Significa usare quello che hai già fatto.
Il bagaglio non è un peso da trascinare.
È materiale.
Esperienze, deviazioni, scelte fatte anche quando non eri sicura. Tutto entra nella forma che stai costruendo.
Forse la possibilità non è sapere esattamente dove stai andando.
È accettare che stai andando.
E che nel movimento qualcosa si sistema.
Non sempre si vede subito.
Ma si sente.
Alcuni libri ti danno strumenti.
Altri ti ricordano che stai già camminando.
Questi, per me, hanno fatto questo.